mercoledì 16 dicembre 2009

Il decimo flagello.




"Molti mi chiedono com'è che si fa. Non ho tonitruanti risposte o precisi teoremi, altisonanti e nascosti lessici per risolvere questo genere di delicata questione. Nelle mie lezioni cerco di pormi, più che di impormi, perchè il tutto sia il più spendibile possibile, perchè ci sia un effettivo aggancio al reale, alle "cose", per preparare i giovani alle esigenze del mondo moderno, che poi sono le vecchie esigenze, quelle dei padri, forse dei nonni[...]il mondo moderno e la sfida neotecnologica, l'analfabetismo, l'urgenza del mondo che chiede tempo e non ha più tempo, la globalizzazione nelle classi (che si è tradotta nella necessità di alfabetizzare all'alfabetizzazione, di imparare a imparare e, perchè no, di insegnare a insegnare...), non sono che una opportunità in più, per TUTTA la classe docente, di mostrare ancora una volta il ruolo vero, quello "sul" e "per" il territorio, quello "da" e "verso" le nuove generazioni, il vero volto e la funzione insostituibile della bistrattata Istituzione [con la "i" majuscola (con la "j" semivocalica)], chiamata scuola."


Stralcio della Lectio Magistralis, o intervento fiume, con la quale intontirò le carampane in Collegio Docenti: puro didattichese. Posso andare avanti per ore, con le ciacce agli angoli della bocca, sputando e infervorandomi come un beduino che vende cammelli.
Eccolo il decimo flagello:
- la lama ritorta, ovvero: come ti tiro nella schiena un climax di stronzate in stile didattico, retorica da baraccone, pantano burocratico invincibile.

Tutto si paga.
Tutto si paga.
Ora è il vostro turno, maestrine!

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